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Home Working? What else!

Il telelavoro dagli anni ’90 ad oggi

Grazie allo sviluppo della tecnologia digitale è stato possibile, dagli anni ‘90 ad oggi, svolgere il proprio lavoro o parte di esso fuori dalla sede istituzionale. Questa tendenza, con lo sviluppo della rete digitale e di device sempre più evoluti, ha portato ad una forte accelerazione, permettendo di organizzare videoconferenze attraverso il globo con strumenti semplici, intuitivi e sicuri.

Il telelavoro ha avuto, negli U.S.A., un incremento eccezionale pari al 159% tra il 2005 e il 2017. In Italia la crescita è stata molto più lenta e ha coinvolto, fino al 2019, il 5,7% degli occupati del settore dei servizi. Nel corso del 2019, a causa della pandemia, il 12,1% degli operatori di questo settore ha sperimentato il telelavoro raggiungendo valori inattesi. Un simile risultato ha portato il governo, tramite la legge Bassanini ter, ad introdurre il concetto di telelavoro nel settore pubblico disciplinandolo con il DPR 70/99. L’attenzione, in un primo momento rivolta alla cyber security, con gli A.I. (Accordi Interconfederali) del 09/06/2004 si sposta sull’assetto operativo del lavoro e definisce il telelavoro una forma organizzativa e di svolgimento operativo a tutti gli effetti.

L’home working

L’home working è diventata una prerogativa di quest’ultimo anno, un fenomeno inatteso, a cui non eravamo preparati. È stata presa coscienza, in pochissimo tempo, dell’inutilità di uffici iper spaziosi, del dover essere in sede tutti i giorni e di dover vivere ogni giorno come pendolare. Il dilagare di questo fenomeno ha portato alla creazione, nei propri spazi abitativi, di postazioni operative improvvisate, che però non sono adeguate sul lungo periodo.

La connessione e l’attrezzatura digitale sono state le prime preoccupazioni. Ora, a un anno dall’istituzionalizzazione del telelavoro, è necessario e indispensabile progettare delle postazioni che abbiano cura sia dell’aspetto fisico, sia di quello psicologico. La mancanza di attenzione all’ergonomia può causare, sul lungo termine, problemi posturalio tendinei, oltre a quelli di tipo oculistico.

Come progettare uno spazio di lavoro a casa

Se occorre lavorare da casa, non adattiamo un angolo non sfruttato o uno spazio comune di casa al lavoro, ma rileggiamo lo spazio dell’abitare progettando in modo distintivo i vari ambiti del vivere, identificando un’area lavorocon una corretta attenzione.

Vi sono alcuni punti fondamentali nella progettazione:

1.       Corretto assetto logistico: analisi dei percorsi di casa, definizione di uno spazio che consenta concentrazione e al contempo controllo visivo delle aree operative di figli in DAD, cucina, etc.;
2.      Valutazione dello spazio a disposizione per l’area ufficio e di quello di cui effettivamente avete bisogno;
3.      Distinzione tra funzioni principali e complementari per essere certi delle dotazioni di cui ha bisogno la vs postazione;
4.      Analisi della luce naturale e di quella artificiale, attuare piccoli dettagli che possano facilitare la permanenza a monitor e il lavoro su carta;
5.      Requisito Privacy: preservare la famiglia da dinamiche d’ufficio e riunioni oltre che dalle voci di vostri colleghi;
6.      Scelta della seduta ergonomica e della corretta postazione, affinché la scelta materica non pregiudichi la funzionalità.

Il posto di lavoro deve inoltre possedere un suo carattere, perché, se anche in home working, si deve continuare ad avere la stessa intraprendenza e passione che si ha sul posto di lavoro.

Questi stessi parametri dovrebbero essere applicati anche nelle postazioni scolastiche dei figli. 

In passato le case spesso sono state dimensionalmente sottostimate: si viveva più outdoor che indoor e i week end si scappava in altre località. Oggi possiamo adottare molte soluzioni per lavorare bene e studiare in modo proficuo, basta utilizzare un po’ di fantasia e impegno e soprattutto coltivare il desiderio di crescere sempre in cultura e professionalità.

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